«L’è che me brüsa tant ‘l cü». Il ciclismo di una volta. Era il 1909 e un muratore di Induno Olona aveva appena vinto il primo Giro d’Italia della storia. I giornalisti lo assediarono, volevano sapere tutto: le emozioni, la fatica, i sacrifici. Luigi Ganna, primo vincitore della Corsa Rosa, li guardò con quella faccia da uomo abituato a lavorare sodo e rispose in dialetto lombardo con una sincerità disarmante: «L’è che me brüsa tant ‘l cü» — mi brucia tanto il sedere. Una risposta che vale più di mille analisi tattiche e che, a distanza di oltre un secolo, diventa il punto di partenza ideale per raccontare un altro Ganna — Filippo, nessuna parentela — medaglia d’Oro olimpica che affronta le sue imprese su una sella molto più confortevole.
Luigi Ganna
L'Atala del 1909 e la Pinarello Bolide del 2026: un secolo di rivoluzione
Luigi Ganna non era un corridore nato. Era un muratore che ogni giorno percorreva cento chilometri tra Induno Olona e Milano — andata e ritorno — prima di iniziare il turno di lavoro. La bicicletta per il “Re del fango” era il mezzo di sopravvivenza, non uno strumento verso un podio. Quando Ganna arrivò al professionismo e salì su un’Atala — marchio storico, già allora simbolo di qualità — quella bici gli doveva sembrare un prodigio della modernità rispetto al ferro su cui aveva plasmato le gambe ogni giorno.
Eppure, per quanto l’Atala fosse avanzata per l’epoca, si trattava pur sempre di un telaio d’acciaio, ruote a raggi: nessun riferimento aerodinamico, nessuno studio della posizione. Ganna semplicemente andava forte con le gambe: vento addosso e fango in faccia — da qui il soprannome che lo accompagnò per tutta la vita.
La storia vuole che Luigi, una volta appesa la bici al chiodo, abbia fondato la Ganna, azienda specializzata in motocicli. Una scelta comprensibile: le moto, rispetto alle biciclette, sono decisamente più clementi con il fondoschiena.
Filippo Ganna
La Pinarello Bolide F TT: la bici che vale più di una moto
Filippo Ganna, 193 centimetri per 87 chilogrammi, è forse il cronoman più forte della sua generazione. E la bici su cui esprime questa superiorità è progettata con un livello di cura maniacale che va ben oltre la semplice costruzione di un mezzo da corsa.
Per la cronometro della Tirreno-Adriatico 2026 Filippo Ganna ha utilizzato, come di consueto, la Pinarello Bolide F TT, lanciata nel 2024 con una livrea speciale dedicata al campione italiano della disciplina. Il prezzo, a seconda della configurazione, supera agevolmente quello di una motocicletta di media cilindrata. Ma ogni centesimo trova giustificazione tecnica.
Il telaio è realizzato in carbonio Torayca M40X, uno dei materiali compositi più rigidi e leggeri disponibili, e porta su strada i concetti aerodinamici già applicati alla Bolide F HR 3D usata per il Record dell’Ora. L’elemento più originale è il tubo piantone e reggisella, la cui forma si ispira ai tubercoli presenti sulle pinne delle balenottere — quegli escrescenze irregolari che la natura ha selezionato nel corso di milioni di anni per rendere più efficiente il movimento in fluido. In una zona del telaio dove la rotazione delle gambe del corridore genera turbolenze continue, questa lavorazione rende più lineare la separazione del flusso, riducendo la resistenza aerodinamica senza compromettere la rigidità strutturale.
Le appendici del manubrio sono stampate in 3D — tecnologia che permette geometrie impossibili da realizzare con la produzione tradizionale — e la posizione del corridore è ottimizzata per coniugare la massima penetrazione aerodinamica con la conservazione dell’erogazione di potenza. Non si tratta di stare semplicemente bassi: si tratta di trovare il punto esatto in cui il corpo del corridore diventa parte integrante del profilo aerodinamico della bici.
Il dettaglio nel sangue: Marco Ganna e l'eredità del "tedesco"
Quella cura maniacale per i dettagli non è una caratteristica esclusivamente professionale. È, in buona parte, una questione di famiglia.
Il padre di Filippo, Marco Ganna, ha rappresentato l’Italia ai Giochi olimpici di Los Angeles 1984 nel K-4 1000 metri di canoa. Era soprannominato “il tedesco” — non per origine, ma per il rigore quasi teutone con cui si approcciava agli allenamenti: ogni gesto studiato, ogni movimento ottimizzato, nessuna variabile lasciata al caso. Una mentalità da ingegnere applicata allo sport, in un’epoca in cui la maggior parte degli atleti si allenava ancora a sensazione.
Filippo ha assorbito quella cultura. La si ritrova nella scelta della bici, nella gestione dello sforzo nelle cronometro, nella capacità di replicare prestazioni al limite in condizioni diverse. Non è solo talento: è metodo.
Il fisico, la posizione, la potenza: cosa fa di un cronoman un'altra specie
Le bici da cronometro dei professionisti non sono solo più veloci di quelle da salita: sono progettate per un tipo di atleta completamente diverso. Gli scalatori tendono ad avere fisici leggeri, ottimizzati per il rapporto potenza-peso in salita. I cronoman come Ganna — 193 centimetri, 87 chilogrammi — hanno un motore diverso: muscoli potenti, capacità di spingere rapporti altissimi per lunghi periodi, una resistenza aerobica che permette di mantenere wattaggio elevatissimo senza cedere.
Nella prova contro il tempo individuale salta il ruolo del gregario nel ciclismo e non esiste la scia del gruppo. Il corridore affronta i chilometri completamente solo, esposto al vento, senza nessuno a cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà. Nel ciclismo professionistico moderno, questo significa mantenere velocità medie che su percorsi pianeggianti superano regolarmente i 55 km/h — come ha dimostrato la cronometro record di Ganna tra Viareggio e Massa, percorsa a 54,921 km/h di media su 42 chilometri.
La tecnica dei ciclisti in una cronometro
La posizione sul manubrio da cronometro è estrema: braccia protese in avanti, schiena piatta, testa bassa — una postura che trasforma il corpo del corridore in un cuneo aerodinamico ma che richiede una forza muscolare specifica per essere mantenuta per un’ora o più. Caschi a goccia, ruote lenticolari, tute aderenti sviluppate in galleria del vento completano un sistema in cui ogni grammo di resistenza in meno si traduce in secondi guadagnati sul cronometro.
La differenza tra vincere e arrivare secondo, in una crono di alto livello, può essere questione di decimi. Per questo ogni dettaglio conta — dal tubercolo di balenottera sul piantone alle appendici stampate in 3D. Luigi Ganna non poteva saperlo. Ma avrebbe capito il concetto: si vince con le gambe, sì. Ma anche con tutto il resto.