Perché il pubblico ha fischiato Pogačar? Il paradosso del campione troppo forte

Per anni Tadej Pogačar è stato il volto più sorridente del ciclismo mondiale. Attaccante, spettacolare e sempre disponibile con tifosi e avversari, lo sloveno ha conquistato il pubblico con uno stile di corsa che sembrava appartenere a un’altra epoca. Eppure, mentre continua a dominare il Tour de France 2026, qualcosa sembra essere cambiato.

Durante la decima tappa, conclusa con l’ennesima impresa in solitaria e con la maglia gialla sempre più saldamente sulle spalle, lungo le strade francesi si sono sentiti anche alcuni fischi. Episodi isolati, certo, ma sufficienti per aprire un dibattito: perché uno dei corridori più forti e spettacolari della sua generazione inizia a dividere il pubblico?

Tadej Pogačar

credit: michelangeloop / Shutterstock.com

Dai tifosi agli "haters": quando il dominio stanca

Nel calcio è successo a Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. Nel tennis a Novak Djokovic. In Formula 1 a Michael Schumacher prima e a Lewis Hamilton e Max Verstappen poi. La storia dello sport insegna che esiste una sorta di paradosso: il campione viene amato quando sorprende, ma può diventare scomodo quando smette di perdere.

Pogačar è tra i più grandi si sempre ed è arrivato a quel punto della carriera. Lo sloveno non si limita a vincere: attacca da lontano, domina in salita, si difende a cronometro e sembra avere sempre una risposta ai tentativi degli avversari. Dopo undici tappe del Tour 2026 guida la classifica generale con 3’36” di vantaggio su Jonas Vingegaard, un margine che lo rende il grande favorito per il successo finale.

La risposta di Pogačar: "Penso a Djokovic"

Le contestazioni non hanno scalfito il campione sloveno. Al contrario, Pogačar ha spiegato di utilizzare quei momenti come fonte di motivazione. Dopo la vittoria di Le Lioran ha ringraziato i tifosi presenti lungo il percorso e ha aggiunto una frase destinata a far discutere: “A quelli che mi fischiano dico grazie, ci danno ancora più forza.” Poi ha rivelato di ispirarsi alla mentalità di Novak Djokovic, uno degli sportivi che più spesso ha dovuto convivere con un pubblico schierato dalla parte dei suoi rivali.

Il paragone non è casuale. Anche Djokovic ha costruito parte della propria leggenda trasformando le contestazioni in energia agonistica. Pogačar sembra voler percorrere la stessa strada.

Vingegaard sorprende tutti: "Chi fischia resti a casa"

A prendere le difese del leader del Tour è stato proprio Jonas Vingegaard, il suo principale rivale. Il danese ha condannato apertamente i fischi, invitando chi va alle corse soltanto per contestare i corridori a rimanere a casa. Un gesto che conferma il rispetto reciproco tra i due protagonisti dell’ultima grande rivalità del ciclismo moderno.

Le loro battaglie in salita sono durissime, ma fuori dalla strada prevale la stima. Un’immagine che contrasta con quella di una parte del pubblico sempre più impaziente di vedere interrompersi il dominio dello sloveno.

Non è odio, è la ricerca dell'equilibrio

Ridurre tutto all’antipatia sarebbe un errore. Molti tifosi non contestano Pogačar come persona. Piuttosto, desiderano assistere a un Tour combattuto fino all’ultima salita. Quando un campione appare imbattibile, cresce spontaneamente la simpatia per chi prova a sfidarlo.

È successo con Eddy Merckx, soprannominato “Il Cannibale” proprio perché sembrava non lasciare nulla agli avversari. È accaduto con Schumacher in Formula 1, con Djokovic nel tennis e oggi si ripete con Pogačar. Il successo continuo cambia inevitabilmente la percezione del pubblico: il fuoriclasse non è più visto come l’outsider capace di sorprendere, ma come l’uomo da battere.

Il prezzo della grandezza

Forse è questo il destino di tutti i campioni che dominano un’epoca. Finché inseguono, conquistano il favore del pubblico. Quando iniziano a vincere troppo, diventano il bersaglio di chi sogna un finale diverso.

Pogačar, però, sembra aver già capito la regola del gioco. I fischi non lo infastidiscono, anzi lo motivano. E se davvero il segnale della grandezza è il momento in cui il pubblico smette di chiedersi se vincerai e inizia soltanto a sperare che qualcuno riesca finalmente a batterti, allora lo sloveno è entrato definitivamente nella ristretta cerchia dei campioni che hanno segnato un’epoca.

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