Qual è il record di velocità in bicicletta? Dal Guinness dei 296 km/h al ciclismo su strada

Una bicicletta a quasi 300 km/h. Non è un errore e neppure un dato ottenuto durante una discesa estrema: il record assoluto di velocità in bicicletta riconosciuto dal Guinness World Records è di 296,009 km/h.

A raggiungerlo è stata la statunitense Denise Mueller-Korenek nel 2018 sulle Bonneville Salt Flats, nello Utah. Una prestazione straordinaria, ma realizzata in condizioni molto particolari: la ciclista pedalava nella scia di un veicolo appositamente progettato per ridurre drasticamente la resistenza dell’aria.

Il record permette quindi di rispondere alla domanda su quale sia la velocità massima raggiunta in bicicletta, ma non dice quanto possa andare forte un ciclista in condizioni normali. Per capirlo bisogna distinguere tra record dietro scia, ciclismo su pista, volate e discese su strada.

Il record di velocità in bicicletta è di 296,009 km/h

Il 16 settembre 2018 Denise Mueller-Korenek raggiunse 296,009 km/h (183,931 mph) sulle Bonneville Salt Flats. Guinness World Records riconosce la prestazione come record assoluto di velocità in bicicletta in scia. Il precedente primato apparteneva all’olandese Fred Rompelberg, che nel 1995 aveva raggiunto 268,831 km/h. Mueller-Korenek migliorò quindi di oltre 27 km/h un record che resisteva da 23 anni.

Ma pensare a una normale bicicletta lanciata da ferma fino a quasi 300 km/h sarebbe fuorviante. La bici utilizzata disponeva di un rapporto talmente lungo che Mueller-Korenek non avrebbe potuto iniziare a pedalare autonomamente. Venne inizialmente trainata da un dragster e, raggiunti circa 160 km/h, si sganciò dal veicolo continuando a pedalare all’interno della sua scia aerodinamica. Da quel momento aumentò ulteriormente la velocità fino a sfiorare i 300 km/h.

Come è possibile raggiungere 296 km/h con una bicicletta?

Il segreto principale non è un motore nascosto nella bicicletta, ma l’aerodinamica. All’aumentare della velocità, la resistenza dell’aria diventa uno degli ostacoli principali al movimento di un ciclista. Per andare più forte occorre quindi una quantità di potenza sempre maggiore, soprattutto quando si viaggia ad alta velocità su terreno pianeggiante.

Nel tentativo di Mueller-Korenek questo problema venne drasticamente ridotto grazie al veicolo che la precedeva. Il dragster era dotato posteriormente di una grande struttura aerodinamica. La ciclista viaggiava immediatamente dietro, all’interno di una zona nella quale la resistenza dell’aria era molto inferiore rispetto a quella che avrebbe incontrato pedalando da sola.

Il principio è simile a quello della scia che vediamo normalmente nel ciclismo, portato però a un livello estremo. Anche la bicicletta era speciale: progettata per la velocità, con geometrie e rapporti completamente diversi da quelli di una comune bici da strada. Per questo 296 km/h non rappresentano la velocità che un ciclista può raggiungere autonomamente in condizioni normali.

Quanto vanno veloci i ciclisti in condizioni normali?

Il confronto rende ancora più impressionante il record. Nel ciclismo professionistico su strada le velocità dipendono enormemente dalla situazione. In pianura un gruppo lanciato può viaggiare per lunghi tratti oltre i 40-50 km/h, mentre nelle volate le velocità aumentano sensibilmente. In discesa si entra invece in un’altra dimensione.

Nelle grandi corse i professionisti superano frequentemente gli 80 km/h e, nelle discese più veloci, possono oltrepassare i 100 km/h. Tom Pidcock, per esempio, superò i 100 km/h durante la spettacolare discesa del Col du Galibier al Tour de France 2022.

Esistono dati GPS che attribuiscono ad alcuni professionisti picchi ancora più elevati, ma vanno trattati con cautela perché non sempre costituiscono misurazioni ufficiali comparabili.

Già superare i 100 km/h su una normale bicicletta da corsa resta comunque qualcosa di radicalmente diverso dal record di Bonneville: il ciclista deve fare i conti direttamente con la resistenza dell’aria e, in discesa, sfrutta soprattutto la gravità.

Quanto vanno veloci i ciclisti alle Olimpiadi?

Per trovare un confronto effettuato in condizioni estremamente controllate si può guardare al ciclismo su pista. Qui non servono discese e non c’è un dragster davanti al corridore. Gli specialisti della velocità devono generare accelerazione attraverso la propria potenza, utilizzando biciclette da pista a rapporto fisso e fortemente ottimizzate dal punto di vista aerodinamico.

Alle Olimpiadi di Parigi 2024, nelle qualificazioni della velocità maschile, Harrie Lavreysen percorse i 200 metri lanciati in 9,088 secondi, stabilendo allora il record mondiale. La velocità media sui 200 metri cronometrati fu di circa 79,2 km/h. Il dato aiuta a mettere in prospettiva i 296 km/h di Mueller-Korenek.

Uno dei più grandi velocisti della pista ha viaggiato a quasi 80 km/h di media sui 200 metri lanciati olimpici. Mueller-Korenek ha raggiunto una velocità quasi quattro volte superiore, ma sfruttando condizioni create specificamente per abbattere la resistenza aerodinamica.

Nel ciclismo su pista moderno, comunque, la tecnologia continua a spostare il limite. L’UCI sottolinea come aerodinamica, fibra di carbonio, rigidità del telaio e studio della posizione siano diventati fondamentali nelle discipline veloci. L’aiuto di un ottimo gregario nel ciclismo fa poi tutta la differenza del mondo.

E i record continuano a evolversi: il riferimento mondiale dei 200 metri lanciati è successivamente sceso ulteriormente, fino agli 8,857 secondi registrati da Matthew Richardson nel 2025, equivalenti a oltre 81 km/h di media.

Velocità massima e velocità media non sono la stessa cosa

Quando si confrontano questi numeri bisogna fare attenzione a un dettaglio fondamentale. Il dato di Mueller-Korenek indica la velocità raggiunta durante il tentativo di record, mentre un tempo sui 200 metri permette di calcolare la velocità media mantenuta nell’intero tratto cronometrato. Sono quindi valori differenti.

Lo stesso vale per le corse su strada. Un corridore può toccare 100 km/h per pochi secondi in discesa, ma la velocità media dell’intera tappa sarà inevitabilmente molto più bassa. Un’altra misura interessante è il record dell’ora, che risponde a una domanda completamente diversa: quanta distanza può percorrere un atleta in sessanta minuti?

Il record UCI maschile appartiene a Filippo Ganna, che nel 2022 percorse 56,792 km in un’ora nel velodromo di Grenchen, in Svizzera. Il confronto è utile proprio perché mostra quanto il concetto di “record di velocità” possa cambiare a seconda della prova.

Perché l'aria limita la velocità di una bicicletta?

A velocità ridotte il ciclista deve vincere diverse resistenze, tra cui quella al rotolamento degli pneumatici. Quando la velocità cresce, però, l’aerodinamica assume un’importanza sempre maggiore. Non è un caso che i ciclisti professionisti assumano posizioni molto raccolte, che le biciclette da cronometro abbiano forme particolari o che in pista si investano enormi risorse nello studio di caschi, ruote, tute e telai.

La UCI descrive le moderne biciclette da pista come il risultato di studi in galleria del vento, fluidodinamica computazionale e test di laboratorio. A quasi 300 km/h questo problema diventerebbe enorme per un ciclista completamente esposto all’aria. La grande intuizione dietro il record di Bonneville fu quindi eliminare buona parte dell’ostacolo anziché cercare semplicemente di produrre una quantità impossibile di potenza.

I 296 km/h sono quindi un vero record in bicicletta?

Sì. Guinness World Records riconosce ufficialmente i 296,009 km/h di Denise Mueller-Korenek come record assoluto di velocità in bicicletta in scia. Bisogna però specificare la categoria quando lo si confronta con altre prestazioni. I quasi 80 km/h mantenuti sui 200 metri lanciati alle Olimpiadi, gli oltre 100 km/h raggiunti in una discesa del Tour e i 296 km/h di Bonneville appartengono tutti al ciclismo, ma descrivono prove profondamente differenti.

Ed è probabilmente proprio questo a rendere affascinante il record di Mueller-Korenek. Il corpo umano non ha improvvisamente acquisito la capacità di spingere una bicicletta a 300 km/h. Tecnica, aerodinamica, materiali e una gigantesca scia hanno permesso di spostare il limite fino a una velocità che normalmente associamo a un’auto da corsa.

FAQ sui record di velocità nel ciclismo

Qual è la velocità massima mai raggiunta in bicicletta?

Il record riconosciuto da Guinness World Records è di 296,009 km/h, raggiunto da Denise Mueller-Korenek nel 2018 sulle Bonneville Salt Flats, nello Utah, pedalando nella scia di un veicolo appositamente preparato.

Come ha fatto Denise Mueller-Korenek a raggiungere 296 km/h?

È stata inizialmente trainata da un dragster fino a circa 160 km/h. Dopo essersi sganciata ha continuato a pedalare nella scia del veicolo, beneficiando di una resistenza aerodinamica fortemente ridotta.

Quanto può andare veloce una bici da corsa in discesa?

I professionisti possono superare i 100 km/h nelle discese più veloci. Le velocità dipendono però da pendenza, percorso, posizione aerodinamica, condizioni meteorologiche e caratteristiche del corridore.

Quale velocità raggiungono i ciclisti su pista?

Nelle discipline sprint i migliori specialisti possono superare i 70 km/h. Alle Olimpiadi di Parigi 2024 Harrie Lavreysen percorse i 200 metri lanciati in 9,088 secondi, equivalenti a circa 79,2 km/h di media nel tratto cronometrato.

Qual è il record dell’ora nel ciclismo?

Il record UCI maschile appartiene a Filippo Ganna, che l’8 ottobre 2022 percorse 56,792 km in sessanta minuti nel velodromo di Grenchen.

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