Come giocherà l’Italia di Mancini: il ritorno del 4-3-3 e la nuova rivoluzione azzurra

Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale con un obiettivo chiaro: restituire un’identità all’Italia. È la stessa missione che aveva nel 2018, quando prese in mano una squadra reduce dal fallimento della qualificazione ai Mondiali e la trasformò, nel giro di tre anni, nella regina d’Europa.

Questa volta il punto di partenza è persino più basso. La nomina, ufficializzata dal presidente della Figc Giovanni Malagò il 28 luglio, arriva al termine di settimane turbolente per il calcio italiano: il caso legato allo sponsor russo che ha bruciato la candidatura di Andrea Pirlo, le dimissioni a distanza di pochi giorni di Paolo Maldini e Leonardo, e sullo sfondo la ferita più profonda, quella dell’eliminazione ai playoff contro la Bosnia a Zenica, che ha condannato l’Italia alla terza mancata partecipazione consecutiva a un Mondiale. Accanto a Mancini in panchina siederà come direttore tecnico Claudio Ranieri, chiamato a garantire continuità di progetto.

Non ci sono più Bonucci, Chiellini, Jorginho, Verratti, Insigne e Spinazzola nel momento migliore della carriera. Ma il principio tattico resta identico: costruire una squadra che abbia il controllo della partita attraverso il possesso palla, il pressing alto e un calcio offensivo.

La probabile formazione dell'Italia di Mancini

Il punto di partenza sarà ancora il 4-3-3, anche se, come già accadeva nell’Italia campione d’Europa, durante la partita il sistema cambierà continuamente.

La probabile formazione dell’Italia di Mancini

(4-3-3) Donnarumma; Palestra, Bastoni, Scalvini, Calafiori; Tonali, Barella, Fagioli; Kean, Pio Esposito, Raspadori.

Questa, almeno oggi e a squadra ancora da convocare ufficialmente, sembra la formazione che offre il miglior equilibrio tra qualità tecnica, corsa e prospettiva.

Gigio Donnarumma riparte naturalmente tra i pali. Davanti a lui Bastoni è il punto fermo della difesa, mentre Scalvini sembra il candidato principale per affiancarlo al centro. Sulle corsie laterali le novità sono più interessanti: Palestra potrebbe conquistare subito una maglia da titolare grazie alle sue caratteristiche offensive, mentre Calafiori garantisce quella qualità nell’impostazione che Mancini considera fondamentale.

Tonali sarà il nuovo leader

Se c’è un giocatore destinato a cambiare volto alla Nazionale del nuovo ct Roberto Mancini è Sandro Tonali. Nell’Italia che vinse l’Europeo il regista era Jorginho, un metronomo capace di dettare i tempi della manovra. Tonali è diverso: recupera più palloni, verticalizza con maggiore frequenza e accompagna spesso l’azione.

Per questo il nuovo centrocampo azzurro potrebbe essere meno ragionato ma decisamente più intenso. Accanto all’ex Milan agirà Nicolò Barella, ormai uno dei leader della Nazionale, mentre Fagioli rappresenta il giocatore con le qualità tecniche più vicine a quelle che, qualche anno fa, appartenevano a Marco Verratti.

Calafiori è l'uomo chiave della nuova Italia

La vera rivoluzione potrebbe arrivare dalla difesa. Nel primo ciclo di Mancini era Giovanni Di Lorenzo ad accentrarsi durante la costruzione dell’azione, trasformando il 4-3-3 in una sorta di 3-2-5. Oggi quel compito potrebbe essere affidato a Riccardo Calafiori.

Il difensore ha qualità tecniche fuori dal comune, è abituato a costruire il gioco e può interpretare più ruoli. La sua presenza consentirebbe all’altro terzino di spingere con maggiore continuità, ricreando uno dei meccanismi che avevano reso spettacolare l’Italia campione d’Europa.

Pio Esposito favorito, Kean cambia ruolo

L’attacco sarà probabilmente il reparto con più concorrenza. Pio Esposito sembra avere tutte le carte in regola per diventare il nuovo centravanti titolare. Retegui rappresenta un’alternativa affidabile, mentre Scamacca dovrà ritrovare la migliore condizione fisica.

La novità potrebbe riguardare Moise Kean. Pur essendo una prima punta, Mancini ha già lasciato intendere di vederlo anche come esterno offensivo, sfruttando la sua velocità nell’uno contro uno e gli attacchi alla profondità. Sulla fascia opposta Raspadori parte leggermente avanti rispetto a Politano, Koleosho e Zaniolo, ma le gerarchie sono tutt’altro che definitive — e non è escluso che nel gruppo rientri anche Federico Chiesa, un altro dei nomi che circolano con insistenza attorno al primo raduno di Mancini.

Le prime alternative

La profondità della rosa permette a Mancini di avere diverse soluzioni. In porta Carnesecchi è destinato a ricoprire il ruolo di vice Donnarumma. Sulle fasce Dimarco, Cambiaso e Ruggeri garantiscono caratteristiche differenti, mentre al centro Gatti, Gabbia, Coppola e Buongiorno rappresentano alternative di assoluto livello.

A centrocampo Pisilli, Ricci e Locatelli si candidano a entrare stabilmente nelle rotazioni, senza dimenticare giovani come Ndour e Casadei. Davanti, invece, Politano, Koleosho, Zaniolo e Retegui offrono a Mancini la possibilità di cambiare volto alla squadra anche a partita in corso.

Più che il modulo conta l'identità

Il ritorno di Roberto Mancini non significa semplicemente riproporre il 4-3-3. Significa soprattutto recuperare un’identità che negli ultimi anni l’Italia ha smarrito insieme ai risultati.

Il ct difficilmente copierà la squadra che conquistò Wembley: gli interpreti sono cambiati, il calcio si è evoluto e il punto di partenza — una Nazionale fuori da due Mondiali su tre e reduce dal trauma di Zenica — è ben più complicato di quello del 2018. L’obiettivo della FIGC è costruire una Nazionale moderna, capace di tenere il pallone, aggredire gli avversari e valorizzare una nuova generazione di talenti.

Tonali, Bastoni, Calafiori, Barella, Donnarumma e Pio Esposito saranno probabilmente i pilastri della nuova Italia. Attorno a loro nascerà una squadra diversa da quella del 2021, ma con la stessa ambizione: tornare a competere per vincere.

Condividi su