Il rovescio di Federer: anatomia del gesto che ha segnato un’epoca

Elegante, difficile da eseguire e capace di trasformarsi da punto debole ad arma offensiva. Il rovescio a una mano di Roger Federer è stato uno dei gesti tecnici più riconoscibili del tennis moderno. Oggi lo svizzero spera che questo fondamentale non scompaia: per capire cosa lo rendesse speciale bisogna tornare anche alla finale degli Australian Open 2017 contro Rafael Nadal.

Roger Federer

Credit: Net Vector / Shutterstock.com

Il rovescio a una mano di Federer

«Sono ancora fiducioso che non sia la fine». Roger Federer continua a credere nel futuro del rovescio a una mano, nonostante nel tennis moderno sia diventato sempre più raro.

Lo svizzero ne ha parlato in questi giorni a New York, dove è tornato in occasione degli US Open 2026. Federer ha ricordato come circa il 90% degli allenatori avuti da ragazzo giocasse proprio il rovescio a una mano, sottolineando quanto l’esempio di un maestro possa influenzare la formazione tecnica di un giovane tennista.

I numeri spiegano perché l’argomento sia attuale. Secondo un’analisi pubblicata alla vigilia degli US Open, nel 2013 erano 62 i giocatori con il rovescio a una mano tra i primi 300 del ranking ATP; oggi sono appena 19. Tra i primi 100 ne restano soltanto sei, compreso Lorenzo Musetti.

Federer è stato probabilmente il simbolo più famoso di questo gesto nell’era moderna. Ma dietro l’eleganza del suo movimento c’era un fondamentale tecnicamente complesso, con vantaggi e punti deboli che hanno condizionato anche alcune delle partite più importanti della sua carriera.

Perché il rovescio di Federer era così famoso?

Il rovescio a una mano di Federer era immediatamente riconoscibile per la fluidità del movimento. La sensazione, osservandolo, era che la racchetta accelerasse quasi senza sforzo. In realtà il gesto richiedeva una sequenza estremamente precisa.

Federer preparava rapidamente il colpo ruotando spalle e busto, cercava la corretta distanza dalla palla e la colpiva davanti al corpo, con il braccio dominante che arrivava disteso all’impatto. Gambe e busto fornivano la stabilità necessaria prima dell’accelerazione della racchetta.

Il timing era fondamentale. Con una sola mano sulla racchetta, arrivare in ritardo sulla palla rende più complicato controllare il colpo.

La qualità di Federer stava anche nella capacità di utilizzare quel movimento in modi differenti. Poteva accelerare in topspin, trovare un angolo stretto incrociato, cambiare improvvisamente lungolinea oppure giocare uno slice, il rovescio tagliato che imprime una rotazione all’indietro alla palla e tende a mantenerne più bassa la traiettoria. L’eleganza, insomma, era soltanto la parte visibile di un fondamentale molto più complesso.

Rovescio a una mano o a due mani: cosa cambia?

Per comprendere la particolarità del gesto di Federer è utile partire dalla differenza fondamentale tra le due tecniche. Nel rovescio a due mani, entrambe partecipano al movimento e aiutano a stabilizzare la racchetta. Questo rende generalmente più semplice controllare palle veloci e soprattutto quelle che rimbalzano molto alte.

Nel rovescio a una mano, invece, il giocatore dispone di maggiore libertà di movimento e allungo, ma deve trovare con maggiore precisione la distanza dalla palla. Il contributo delle gambe, la rotazione del busto e il punto d’impatto diventano quindi determinanti.

È anche una delle ragioni per cui il colpo sta diventando raro. Potenza delle racchette moderne, velocità del gioco e palle molto cariche di rotazione rendono difficile gestire con una sola mano la pressione esercitata dagli avversari. Alla vigilia degli US Open 2026 nessuno dei primi dieci giocatori del ranking utilizza questo fondamentale.

Federer, però, riusciva a trasformare alcune caratteristiche tipiche del rovescio a una mano in un vantaggio.

Il punto debole del rovescio di Federer

Per quanto spettacolare, il rovescio di Federer non era un colpo privo di vulnerabilità. E nessuno riuscì a metterle in evidenza quanto Rafael Nadal. La ragione nasceva anche dall’incrocio delle rispettive caratteristiche tecniche. Nadal è mancino e poteva quindi indirizzare naturalmente il proprio dritto incrociato verso il rovescio dello svizzero.

A rendere particolarmente difficile quello scambio era il topspin dello spagnolo. La forte rotazione in avanti permette alla palla di ricadere rapidamente all’interno del campo e successivamente di rimbalzare molto alta. Proprio l’altezza rappresentava il problema.

Il rovescio a una mano può diventare più difficile quando il punto d’impatto sale verso la spalla. Federer era così costretto ad arretrare, colpire in una posizione meno favorevole oppure utilizzare lo slice. Per anni, il duello tra dritto mancino di Nadal e rovescio di Federer è diventato uno dei temi tecnici più riconoscibili della loro rivalità.

 

Australian Open 2017: quando Federer cambiò il rovescio

Il 29 gennaio 2017, alla Rod Laver Arena di Melbourne, Federer e Nadal si ritrovarono uno davanti all’altro nella finale degli Australian Open. Federer aveva 35 anni, era reduce da circa sei mesi lontano dal circuito e non conquistava uno Slam da Wimbledon 2012. La finale terminò 6-4, 3-6, 6-1, 3-6, 6-3, dopo tre ore e 37 minuti, consegnandogli il 18° Major della carriera. Federer realizzò 73 vincenti e rimontò da 1-3 nel quinto set.

Ma quella partita è interessante anche per osservare l’evoluzione del suo gesto tecnico. Federer iniziò ad utilizzare il rovescio in maniera particolarmente aggressiva. Nel terzo set l’ATP descrisse lo svizzero come completamente centrato proprio su quel fondamentale, capace di togliere tempo a Nadal e prendere rapidamente il controllo degli scambi. La soluzione era apparentemente semplice: non aspettare che la palla di Nadal salisse.

Il segreto era l'anticipo

Quando una palla in topspin rimbalza, continua a salire prima di raggiungere il punto più alto della propria traiettoria. Aspettarla significava per Federer rischiare di trovarsi a giocare il rovescio all’altezza della spalla. La risposta fu anticipare il punto d’impatto.

Federer cercava di restare vicino alla linea di fondo e intercettare la palla prima che raggiungesse quell’altezza. In questo modo poteva colpirla in una zona più favorevole al suo rovescio a una mano. Ma l’anticipo produceva contemporaneamente un altro effetto: toglieva tempo a Nadal.

La palla tornava dall’altra parte della rete prima e lo spagnolo aveva meno secondi per recuperare la posizione e preparare il colpo successivo. Quello che per anni era stato il lato maggiormente attaccato da Nadal diventava così uno strumento per metterlo sotto pressione.

È qui che la tecnica incontra il rischio. Colpire così presto richiede grande precisione: pochi centimetri possono separare un rovescio preso davanti al corpo da uno giocato troppo vicino o troppo tardi

 

Il rovescio di Federer iniziava dai piedi

Concentrarsi soltanto sul movimento della racchetta rischia quindi di nascondere una parte fondamentale del gesto. Per anticipare la palla Federer doveva leggerne immediatamente la traiettoria e sistemare rapidamente i piedi. Solo dopo potevano arrivare rotazione delle spalle, discesa della racchetta, trasferimento del peso e accelerazione verso l’impatto.

In altre parole, il celebre rovescio iniziava prima ancora che il braccio cominciasse ad andare verso la palla. Ed è probabilmente questo uno dei motivi per cui il gesto appariva tanto naturale. Le varie fasi erano collegate senza evidenti interruzioni: preparazione, impatto e accompagnamento sembravano far parte di un unico movimento.

Non fu soltanto una notte perfetta

Melbourne avrebbe potuto essere semplicemente una delle grandi prestazioni della carriera di Federer. Qualche settimana più tardi arrivò però una conferma. A Indian Wells 2017, Federer affrontò nuovamente Nadal e vinse 6-2, 6-3. Lo svizzero continuò a giocare sopra il rovescio con grande aggressività e utilizzò quel fondamentale anche in risposta. L’ATP evidenziò proprio come il colpo avesse contribuito a mantenere Nadal costantemente sotto pressione.

Federer stesso spiegò in quell’occasione di avere acquisito maggiore fiducia nell’entrare sul rovescio grazie alle tante ore trascorse con la nuova racchetta. Raccontò inoltre che i suoi allenatori gli avevano sempre chiesto di essere più aggressivo da quel lato, ma in passato non aveva avuto la stessa sicurezza nei momenti importanti. La finale australiana non aveva quindi inventato un nuovo colpo. Aveva mostrato una nuova versione del vecchio rovescio di Federer.

Perché il rovescio a una mano sta scomparendo?

La riflessione di Federer agli US Open 2026 assume ancora più significato osservando il tennis attuale. Tra i primi 100 del ranking ATP sono rimasti pochi interpreti del rovescio a una mano, tra cui Lorenzo Musetti, Denis Shapovalov e Stefanos Tsitsipas. La diminuzione è evidente anche scendendo nella classifica: appena 19 dei primi 300 utilizzano oggi questo fondamentale.

Il tennis moderno richiede risposte rapide, grande capacità di contrastare la potenza avversaria e una gestione efficace delle palle alte. Il secondo braccio offre una stabilità che rende il rovescio bimane una soluzione naturale soprattutto durante la formazione dei giovani.

Il rovescio a una mano conserva però alcune caratteristiche difficili da replicare: maggiore allungo, facilità nel passaggio allo slice e possibilità di creare variazioni di ritmo e angoli differenti. Ed è proprio su questo punto che Federer continua a essere ottimista. Se un giovane cresce osservando e imparando da un allenatore che gioca a una mano, secondo lo svizzero aumentano anche le possibilità che scelga quella strada.

Il rovescio di Federer, da punto debole ad arma

Il rovescio di Federer è rimasto nella memoria soprattutto per la sua bellezza. Ridurlo a un gesto elegante sarebbe però raccontarne soltanto una parte. Aveva punti deboli. Nadal riuscì a sfruttarli per anni attraverso il proprio dritto mancino e il topspin. E proprio questo rende Australian Open 2017 uno dei momenti migliori per comprenderne la grandezza tecnica.

Federer non trovò una maniera per impedire alla palla di Nadal di rimbalzare alta. Decise semplicemente di colpirla prima che potesse farlo. Posizione dei piedi, preparazione anticipata, punto d’impatto davanti al corpo e capacità di togliere tempo all’avversario trasformarono così uno dei problemi storici del suo tennis in una soluzione offensiva.

Nove anni dopo, mentre il rovescio a una mano diventa sempre più raro, Federer continua a sperare che quel gesto abbia un futuro. Il suo rimane uno degli esempi migliori per capire perché valga la pena conservarlo: quando tecnica, anticipo e timing coincidevano, il rovescio a una mano di Federer non era soltanto bello da vedere. Era terribilmente efficace.

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