Per anni qualcuno ha provato a trovare un difetto a Tadej Pogačar. Troppo dominante, troppo perfetto, troppo forte. La verità è che il fuoriclasse sloveno sta semplicemente facendo quello che riesce a pochissimi sportivi nella storia: riscrivere i record della propria disciplina.
Il Tour de France 2026 lo consacra definitivamente nell’Olimpo del ciclismo. Con il quinto successo in carriera, Pogačar raggiunge Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain, gli unici corridori capaci di vincere cinque volte la Grande Boucle. Un club esclusivo che, fino a pochi anni fa, sembrava destinato a rimanere immutabile.
L’ultima passerella sugli Champs-Élysées è stata vinta da Mathieu van der Poel, autore di uno sprint perfetto davanti al compagno Jasper Philipsen, ma il vero protagonista della giornata era già noto. Tutti gli occhi erano puntati sulla maglia gialla che, ancora una volta, appartiene a Pogačar.
Tadej Pogačar
Cinque Tour come i giganti della storia
Vincere un Tour de France è il sogno di qualsiasi ciclista. Vincerne cinque significa entrare in una dimensione diversa. Pogačar non ha semplicemente conquistato un’altra Grande Boucle: ha raggiunto i nomi che hanno costruito la storia del ciclismo moderno. Anquetil aprì la strada negli anni Sessanta, Merckx trasformò il dominio in un’arte, Hinault incarnò la forza del ciclismo francese e Indurain rese normale ciò che normale non era, infilando cinque successi consecutivi negli anni Novanta.
Adesso c’è anche lo sloveno. E la differenza più evidente rispetto ai suoi illustri predecessori è l’età. A soli 27 anni, Pogačar ha ancora diverse stagioni davanti a sé. Il sesto Tour, quello che gli permetterebbe di diventare il corridore più vincente di sempre, non è più una semplice ipotesi, ma un obiettivo assolutamente realistico.
L'impresa che vale una leggenda: battuto il record di Pantani
Se il quinto Tour lo consegna alla storia, c’è però un’altra impresa che racconta meglio di qualsiasi statistica il livello raggiunto da Pogačar. Nella tappa con arrivo sull’Alpe d’Huez, la salita simbolo del Tour de France, lo sloveno ha abbattuto uno dei record più iconici del ciclismo italiano. Per oltre trent’anni il riferimento era rimasto quello di Marco Pantani, che nel 1995 aveva scalato i 13,8 chilometri della montagna francese in 36 minuti e 50 secondi. Un tempo diventato leggenda, tanto da essere considerato quasi intoccabile.
Con un’ascesa chiusa in 35 minuti e 27 secondi, Pogačar ha migliorato il primato del “Pirata” di oltre un minuto, firmando una prestazione destinata a entrare negli annali del Tour de France. I record sono fatti per essere battuti, ma alcuni assumono un valore simbolico che va oltre il semplice cronometro. Quello di Pantani apparteneva a questa categoria. Resisteva da più di tre decenni ed era sopravvissuto a generazioni di campioni. Serviva un corridore fuori dal comune per cancellarlo. Quel corridore, oggi, è Tadej Pogačar.
Un Tour dominato dall'inizio alla fine
Il successo finale non è mai stato realmente in discussione la punto che Pogačar ha ricevuto qualche fischio per avere reso la battaglia per Maglia Gialla a tratti noiosa. Pogačar ha costruito il proprio vantaggio giorno dopo giorno, risultando il più forte in salita, competitivo a cronometro e sempre pronto a rispondere agli attacchi dei rivali. Quando la strada ha iniziato a salire davvero, nessuno è riuscito a tenere il suo ritmo.
Anche nelle giornate più difficili lo sloveno ha dato la sensazione di avere sempre qualcosa in più rispetto agli avversari. È questa continuità, più ancora delle singole vittorie di tappa, a spiegare perché il Tour 2026 sia finito ancora una volta nelle sue mani.
Van der Poel illumina Parigi
L’ultima tappa ha comunque regalato spettacolo. Sul tradizionale circuito con partenza e arrivo sugli Champs-Élysées, Mathieu van der Poel ha trovato il guizzo vincente davanti al compagno di squadra Jasper Philipsen, completando una splendida doppietta per l’Alpecin-Deceuninck.
Come spesso accade nell’ultima giornata del Tour, la classifica generale non è cambiata. È stata soprattutto una festa per il vincitore, celebrato dal pubblico parigino dopo tre settimane di corsa.
Chi fermerà Pogačar?
La domanda, ormai, è sempre la stessa. Chi può impedire a Tadej Pogačar di diventare il corridore più vincente nella storia del Tour de France? A 27 anni ha già raggiunto il record assoluto di cinque successi. Ha appena cancellato uno dei primati più celebri della storia del ciclismo sull’Alpe d’Huez e continua a vincere con una naturalezza impressionante.
Per trovare paragoni bisogna tornare ai più grandi di sempre. E forse, tra qualche anno, non sarà più corretto paragonare Pogačar a Merckx o Indurain. Saranno i campioni del futuro a essere paragonati a lui.