La musica dei Matia Bazar ha attraversato generazioni, continuando a emozionare il pubblico italiano e internazionale con canzoni diventate parte della memoria collettiva. Il concerto al Perla, Resort & Entertainment di Nova Gorica, ha rappresentato un’occasione speciale per celebrare 50 anni di emozioni senza tempo con Per un’ora d’amore. In questo contesto abbiamo incontrato Silvia Mezzanotte, una delle voci più amate della musica italiana, protagonista di una carriera artistica intensa e raffinata.
I Matia Bazar sul palco del casinò Perla
La nostra intervista a Silvia Mezzanotte, voce dei Matia Bazar e protagonista al Perla di Nova Gorica ricca di emozioni.
Cinquant’anni dopo Per un’ora d’amore, cosa rappresenta oggi per te questa canzone?
Io non c’ero quando questa canzone è nata. Carlo Marrale, che l’ha scritta ed è oggi il mio compagno di viaggio in questo meraviglioso percorso nel mondo dei Matia Bazar, mi racconta spesso che allora non aveva piena consapevolezza di quello che sarebbe accaduto.
Carlo è sempre stato, dal punto di vista musicale, un’anima molto istintiva, con un forte respiro anche sudamericano. Quando ha creato quella melodia, non poteva immaginare che sarebbe diventata protagonista di un’epoca e, soprattutto, anticipatrice di mode e tendenze che sarebbero arrivate dopo.
Per me Per un’ora d’amore resta una delle canzoni più belle. L’ho sentita reinterpretare in tanti modi e in tante lingue diverse. La amavo moltissimo già prima di entrare nel mondo dei Matia Bazar, poi con il tempo è diventata anche un po’ mia.
Qual è, secondo te il segreto di questa straordinaria capacità di restare attuali?
Credo che artisti come Carlo Marrale abbiano una sensibilità speciale. Lui dice spesso di sentirsi una specie di antenna, capace di intuire melodie e atmosfere che arrivano da una realtà parallela, non necessariamente terrena. Io credo molto in questa idea.
La sua grande capacità è stata quella di cogliere melodie profonde, autentiche, e di trasformarle in canzoni costruite attraverso il suo sentire, la sua anima. Per questo non passano di moda: non sono nate per inseguire il momento, un suono o una tendenza precisa. Sono nate per restare.
Silvia, nella tua carriera hai costruito un’identità artistica forte, tra percorso personale e interpretazione di un repertorio entrato nella memoria collettiva. Come vivi l’incontro tra queste due anime?
Con il tempo si matura, si cresce, si cambia. E si invecchia: non ho paura di usare questa parola. Io voglio invecchiare e vivere, cercando di fare sempre il meglio possibile. Credo che non bisogna avere paura del tempo che passa.
Sul palco sei il personaggio pubblico, quello che ha cantato, vinto, vissuto momenti importanti. Ma quando scendi dal palco resta la persona normale, quella che vuole stare vicino al pubblico e mostrarsi per quello che è davvero. Io cerco di tenere unite queste due anime: l’artista e la persona.
Hai già incontrato più volte il pubblico di Nova Gorica, tra il casinò Perla e Park. Cosa rende speciale l’energia di questo pubblico e il rapporto che si crea durante queste serate?
Ho sempre sentito questo pubblico molto vicino. Ho frequentato il palco del casinò Perla sia con i Matia Bazar sia da sola, e ogni volta ho percepito un grande calore.
Forse dipende anche dalla conformazione del luogo, dall’atmosfera che si crea, ma c’è sempre una forte voglia di partecipare. Le canzoni che portiamo sul palco fanno parte della vita di tante persone e, durante queste serate, diventano una festa comune.
Luoghi come il Perla uniscono musica, spettacolo, intrattenimento, gioco e convivialità in un’atmosfera unica. Quanto ti piace questa dimensione più immediata e coinvolgente del live?
Ho sempre sentito questo pubblico molto vicino. Ho frequentato questo palco più volte, sia con i Matia Bazar sia da sola, e ogni volta ho percepito un grande calore. Forse dipende anche dalla conformazione del luogo, dall’atmosfera che si crea, ma c’è sempre una forte voglia di partecipare. I brani che portiamo sul palco fanno parte della vita di tante persone e, durante queste serate, tutto si trasforma in una festa condivisa.
Oggi l’intrattenimento si vive in modi sempre più diversi, tra esperienze dal vivo e digitali, proprio come accade anche nel mondo Perla. Nella tua vita personale, che rapporto c'è tra il digitale/online e »live«?
Io sono orgogliosamente “boomer”, quindi per me non esiste nulla che possa sostituire il rapporto vis-à-vis con le persone. Allo stesso tempo, però, mi rendo conto che l’online e i social offrono possibilità che prima non esistevano.
Attraverso il digitale puoi entrare nelle case e nella quotidianità delle persone. E questo porta anche cose belle: capita che qualcuno ti fermi per strada e ti dica “ti ho vista”, “ti ho sentita”, “ho letto quello che hai scritto”, “ho visto che cantavi, cucinavi, scherzavi”. In questo modo il pubblico ti sente più vicino, quasi parte della famiglia.
Naturalmente ci sono anche dei limiti. Le persone diventano curiose e vorrebbero sapere sempre di più. A volte, però, bisogna fermarsi e dire: questa parte è solo mia.
Dopo tanti anni di carriera, ti emozionano ancora i momenti prima di salire sul palco?
Sì, sempre. Il pubblico è fondamentale, fa parte del mio equilibrio. Riuscire ad arrivare alle persone, emozionarle e sentire che qualcosa passa dal palco alla platea è ciò che ancora oggi emoziona anche me.
Canto da quando ero bambina, ma dentro di me resta sempre una parte timida, con il timore di affrontare il giudizio del pubblico. Quella paura, però, con il tempo si trasforma in adrenalina e nella voglia di rimettermi in gioco ogni volta.
Ogni volta che salgo sul palco voglio conquistare il pubblico come se fosse la prima volta. Credo che questa attitudine si percepisca. Per me l’umiltà è fondamentale, insieme alla consapevolezza.