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Shakira ai Mondiali 2026: “Dai Dai” con Burna Boy è il grido di tutto il calcio mondiale

Lo show di Shakira ai Mondiali 2026 all’Estadio Azteca di Città del Messico è già entrato nella storia. La colombiana e Burna Boy hanno eseguito per la prima volta dal vivo “Dai Dai” — canzone ufficiale della Coppa del Mondo FIFA 2026, scritta tra gli altri con Ed Sheeran e Jon Bellion — in una performance che ha fatto tremare l’intero stadio. Il titolo del brano, “Dai Dai”, significa “forza” in italiano e si ripete in cinque lingue diverse come simbolo di unione tra i popoli. Con questa esibizione Shakira è diventata la prima artista nella storia a firmare l’inno ufficiale del Mondiale in due edizioni diverse, dopo Waka Waka del 2010.

Show di Shakira ai Mondiali 2014

AGIF / Shutterstock.com

L'Azteca si scatena: la regina è tornata

La cerimonia d’apertura dei Mondiali 2026 all’Estadio Azteca di Città del Messico è stata un successo:  davanti a circa 80.000 spettatori e a milioni di tifosi collegati da tutto il pianeta è apparsa lei: Shakira. Il boato è stato immediato. La colombiana ha intonato le prime note di “Dai Dai”, canzone ufficiale della Coppa del Mondo FIFA 2026, e uno degli stadi più iconici del calcio mondiale ha risposto con un coro che nessun microfono poteva contenere. Accanto a lei, a metà brano, è arrivato Burna Boy — stella nigeriana dell’afrobeat — in un denim coordinato, a completare una performance costruita per restare nella storia: prima e dopo, la cerimonia ha avuto un altro ritmo.

Lo show di Shakira ai Mondiali 2026: "Dai Dai" e il significato di un titolo scelto non a caso

Il titolo del brano non è casuale e racconta già da solo l’ambizione del progetto. “Dai Dai” — letteralmente “forza forza” o “andiamo andiamo” in italiano — è il cuore linguistico di una canzone nata con l’obiettivo dichiarato di attraversare le frontiere. Il brano, uscito il 15 maggio 2026 per Ace Entertainment e Sony, porta la firma di un team di autori d’eccezione: oltre a Shakira e Burna Boy, tra i co-autori figurano Ed Sheeran, Jon Bellion, Benny Adam e Alexander Castillo.

La parola “dai” — usata come incitamento universale — si ripete nel brano in cinque lingue diverse: un gesto simbolico che, in un Mondiale ospitato da tre Paesi con culture e lingue differenti (Messico, Canada e Stati Uniti), assume un valore che va ben oltre l’aspetto musicale. Il messaggio – pronto a scaldare i migliori attaccanti del mondiale – è quello dell’unione dei popoli attraverso il calcio — ancora più significativo in un contesto politico internazionale in cui le barriere sembrano spesso più alte che mai.

Un inno al sacrificio di ogni atleta

Il cuore del testo è un elogio al sacrificio sportivo. Shakira descrive la fatica accumulata nel tempo, gli alti e bassi di una carriera, le lacrime e il dolore superati per arrivare al palcoscenico più grande del mondo. Parole che trasformano il Mondiale da semplice competizione in punto di arrivo di una vita intera dedicata allo sport: dal campetto di quartiere alla Coppa del Mondo, una traiettoria universale che accomuna ogni grande calciatore.

Non è un caso che nel testo vengano citati esplicitamente i nomi di chi quella storia l’ha vissuta davvero: Pelé, Maradona, Maldini, Romário e Cristiano Ronaldo. Leggende di epoche diverse, nazioni diverse, stili diversi — ma tutte unite da quella stessa traiettoria che parte dalla passione e arriva alla gloria.

Il videoclip, uscito in contemporanea con il singolo, ha già superato 100 milioni di visualizzazioni su YouTube prima ancora del fischio d’inizio dei Mondiali — un dato che dice tutto sull’impatto globale del brano.

La storia di Shakira ai Mondiali: dal 2010 al 2026

Per capire cosa significa lo show di Shakira ai Mondiali, bisogna tornare a Sudafrica 2010. “Waka Waka (This Time for Africa)” era destinata a diventare uno dei brani più ascoltati della storia della musica popolare mondiale. Costruita su una melodia tradizionale camerunese riadattata e amplificata, aveva fatto qualcosa che pochi brani riescono a fare: era diventata la colonna sonora di un’emozione collettiva globale.

Oltre 4 miliardi di visualizzazioni su YouTube nel corso degli anni, il record di brano musicale più visto della piattaforma per un lungo periodo, e soprattutto quella capacità di evocare istantaneamente le immagini di un Mondiale intero: la vittoria della Spagna, il vuvuzela, le lacrime sui rigori sbagliati. Waka Waka non era solo una canzone — era un contenitore di memoria collettiva.

Il record storico: unica artista a firmare due inni mondiali

Con “Dai Dai”, Shakira ha compiuto qualcosa che nella storia dei Mondiali non era mai accaduto: è diventata la prima e unica artista ad aver scritto e interpretato l’inno ufficiale della Coppa del Mondo in due edizioni diverse. Un primato che racconta sedici anni di evoluzione artistica e di un legame con il calcio che va ben oltre il semplice contratto discografico.

E non è ancora finita: Shakira sarà co-headliner dell’Halftime Show della finale, il 19 luglio. Il cerchio si chiuderà lì, sul palco dell’ultima partita del torneo.

La La La e Hips Don't Lie: Shakira e i Mondiali, un amore lungo vent'anni

Il legame tra Shakira e la Coppa del Mondo non nasce nel 2010. Già nel 2006, durante i Mondiali di Germania, “Hips Don’t Lie” — pur non essendo l’inno ufficiale FIFA — era diventata di fatto la colonna sonora dell’estate calcistica mondiale: impossibile non associare quel ritmo alle immagini di quel torneo. Otto anni dopo, ai Mondiali del Brasile 2014, era toccato a “La La La (Brazil 2014)”, realizzata insieme al rapper brasiliano Carlinhos Brown, accompagnare le emozioni di un’edizione che il paese sudamericano aspettava da decenni. Anche in quel caso nessun inno ufficiale, ma una presenza musicale così radicata nell’immaginario collettivo da diventare indistinguibile dal torneo stesso.

Tre Mondiali, due inni ufficiali e due colonne sonore non ufficiali. Un filo che parte dal 2006 e arriva fino al 2026, attraversando vent’anni di calcio mondiale con la stessa voce, la stessa energia e la stessa capacità di trasformare una competizione sportiva in un’emozione condivisa da miliardi di persone.

La cerimonia d'apertura: novanta minuti da tre continenti

La cerimonia è durata circa 90 minuti e ha mescolato cultura messicana e respiro globale con rara efficacia. Una grande sfera dorata al centro del campo si è trasformata nel trofeo della Coppa del Mondo; danze azteche hanno aperto lo show con un messaggio di inclusività rivolto in spagnolo e in inglese.

Sul palco si sono alternati i Maná — icone del rock messicano — seguiti da J Balvin, Belinda, Alejandro Fernández, Lila Downs, Los Ángeles Azules, Danny Ocean e la stella sudafricana Tyla, vincitrice del Grammy Award. Andrea Bocelli e la cantante Ejae hanno eseguito per la prima volta “DNA”, altro brano ufficiale del torneo prodotto con David Guetta e Megan Thee Stallion. Salma Hayek Pinault, ambasciatrice della Coppa del Mondo, ha portato il tocco di glamour hollywoodiano che solo lei sa dare.

Ma è stato lo show di Shakira ai Mondiali 2026 a fermare il respiro di tutti — dentro e fuori dallo stadio.

Il caso Rai: quando la tv italiana ha tagliato Shakira

In Italia la serata ha avuto un capitolo grottesco. La Rai, trasmettendo la cerimonia in chiaro, ha interrotto l’esibizione di Shakira con pochi secondi di anticipo per mandare in onda il Tg1 delle 20. Un taglio netto, senza preavviso, nel momento più atteso della serata. La reazione del pubblico sui social è stata immediata e furiosa, con critiche virali ai profili della tv di Stato, che ha poi riconosciuto pubblicamente l’errore nel timing delle trasmissioni. Un episodio che, paradossalmente, ha amplificato ancora di più l’attenzione attorno alla performance della colombiana.

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