C’era una volta il Leicester di Sir Claudio Ranieri, ma oggi la narrazione ha cambiato bruscamente tono. La favola è finita male, anzi, malissimo. Le “Foxes” retrocedono ancora, scivolando in League One, la terza serie del calcio inglese. Il verdetto definitivo è arrivato dopo il pirotecnico pareggio per 2-2 contro l’Hull City: un risultato che lascia il Leicester penultimo in Championship, distante sette punti dalla salvezza a sole due giornate dal termine. È l’aritmetica del fallimento per un club che, solo un decennio fa, insegnava al mondo come si scardinano le gerarchie del potere.
Leicester 2016 campione d'Inghilterra
Leicester: dalla gloria del 2016 alla caduta in League One
Non è la prima volta che il club fondato nel 1884 affronta le montagne russe del calcio britannico. Le “Volpi” dell’East Midlands alternano da sempre picchi di gloria a baratri profondi. Oltre allo storico titolo del 2016, il palmarès vanta trofei di rilievo come il Community Shield vinto nel 2021. Traguardi raggiunti sulle note di “When you are smiling”, l’inno del club, che oggi risuona con una nota malinconica.
La vittoria della Premier League 2015-2016 firmata da Ranieri resta una delle favole più belle della storia del calcio proprio perché ottenuta da una squadra che nel 2009 cercava di risollevarsi dopo la retrocessione in League One. I baht thailandesi del King Power Group, che ha acquisito il club nel 2010, hanno certamente contribuito alla crescita in un calcio che moderno che non ha bisogno solo di favole, ma l’impresa contro i giganti della Premier League — e in particolare contro il Tottenham di Harry Kane — resta qualcosa di irripetibile. Kane, che peraltro, come vedremo ha una cicatrice morale per un duro colpo incassato ai tempi del Leicester.
L’undici immortale: chi fece l’impresa
Il Leicester, Ranieri e Vardy: una stagione da dimenticare
Che fine hanno fatto gli eroi del 2016? La stagione non è stata piuttosto complicata per molti.
Al momento, però, neanche gli eroi del King Power Stadium stanno vivendo una fase semplice:
- Claudio Ranieri, dopo aver risollevato la Roma nella scorsa stagione, è passato a un ruolo dirigenziale nel club giallorosso, dove deve confrontarsi anche con le tensioni legate a Gian Piero Gasperini.
- Jamie Vardy, invece, è impegnato nella difficile lotta salvezza con la Cremonese. I 40 anni si avvicinano per il working class hero, autore di 440 presenze e 183 gol con la maglia del Leicester, di cui 24 nella stagione trionfale della Premier.
- Riyad Mahrez, dopo l’esperienza al Manchester City, continua a brillare nel calcio saudita con l’Al-Ahli, squadra che ha condotto alla vittoria della Champions League asiatica.
Watford-Leicester 2013: dal Paradiso all'Inferno in 20 secondi
Se volessimo spiegare quanto il “Dio del Calcio” possa essere beffardo, basterebbero venti secondi. Per trovarli, dobbiamo tornare al 12 maggio 2013, alla semifinale di ritorno dei playoff di Championship. In palio c’è il sogno della Premier League e le Foxes — che in rosa vantano già i futuri eroi Schmeichel, Morgan, Drinkwater e Vardy, oltre a un giovanissimo Harry Kane in panchina — devono difendere l’1-0 dell’andata.
Di fronte c’è un Watford dall’anima profondamente italiana, guidato da Gianfranco Zola. La partita è una battaglia: sul 2-1 per gli Hornets, il destino sembra sospeso sul filo del rasoio fino al novantesimo. Poi, l’episodio che sembra chiudere i giochi: Marco Cassetti stende in area Anthony Knockaert, talento cristallino della Nazionale francese Under 21. È il minuto 96: rigore per il Leicester. È pura estasi, la finale di Wembley è a undici metri di distanza.
Ma il calcio non segue copioni scritti. Knockaert — che non indosserà mai la maglia della nazionale maggiore — si fa ipnotizzare per due volte da Manuel Almunia, che para il rigore e la successiva ribattuta. Dalla gioia estrema si passa alla disperazione istantanea. Mentre il Leicester barcolla, parte il contropiede del Watford: la palla viaggia veloce, arriva in area e Troy Deeney la scaraventa in rete. 3-1. In meno di mezzo minuto, il Leicester è passato dal paradiso della promozione all’inferno dell’eliminazione. Una ferita sanguinante che, tuttavia, sarebbe servita da lezione: solo tre anni dopo, quegli stessi uomini avrebbero vinto la Premier League, completando la vendetta più dolce della storia del calcio.
Oggi sei re, domani sei villano: Lineker, Shilton e il DNA del Leicester
Su e giù, smiling and crying. Indossare la corona o vestire i panni del “villano”: essere del Leicester significa abitare ogni sfumatura possibile della favola calcistica. Non è un caso che la storia del club sia legata a doppio filo a due icone assolute del calcio inglese: Gary Lineker, il centravanti che ha vestito la maglia delle Foxes dal 1978 al 1985, e Peter Shilton, il portiere prodigio cresciuto nel vivaio dall’età di 13 anni e protagonista di ben 286 battaglie tra i pali.
I destini di questi due giganti si decidono in mondovisione il 22 giugno 1986, sul prato dello Stadio Azteca. Era il quarto di finale tra Argentina e Inghilterra, una partita destinata all’eternità. Lineker trovò la via del gol all’81’, realizzando il sogno di ogni bambino, ma la sua firma fu oscurata dal genio e dalla sfrontatezza di Diego Armando Maradona. Pochi minuti prima, infatti, il Pibe de Oro aveva già riscritto le leggi del calcio con la “Mano de Dios” e il “Gol del Secolo”.
A Shilton — che con il Leicester aveva alzato il primo storico Charity Shield nel 1971, appena un anno dopo la promozione — resta oggi l’amarezza di un’eredità visiva ingiusta. Nonostante una carriera sublime, impreziosita da tre Mondiali (1982, 1986, 1990) e due Europei, il mondo forse lo ricorda come la “comparsa beffata” in quell’istantanea del primo gol di Diego. Un’immagine ingrata che riassume perfettamente il DNA del Leicester: una storia fatta di imprese leggendarie, ma costantemente segnata da momenti in cui il destino decide, improvvisamente, di voltarti le spalle.