Michael Phelps scende dall’autobus e fa ripartire la canzone. Cammina verso la piscina, raggiunge il bordo vasca e la fa partire ancora una volta. Non è un gesto casuale: conosce il brano, sa quanto dura il percorso e vuole arrivare a un determinato punto della canzone nel momento esatto in cui dovrà togliere le cuffie. Un rituale preciso, perché la musica è sempre stata un ingrediente decisivo per il più grande nella storia del nuoto.
Michael Phelps
La musica come parte del rituale pre-gara di Phelps
Per capire davvero perché il nuotatore più vincente della storia olimpica si presentasse prima delle gare quasi sempre isolato dietro un paio di enormi cuffie bisogna partire proprio da questo rituale. Phelps non utilizzava la musica semplicemente per caricarsi, ma la trasformava in uno strumento con cui scandire gli ultimi minuti prima della partenza, eliminare ciò che accadeva intorno a lui e rendere familiare anche un momento enorme come una finale olimpica.
Lo stesso Phelps ha raccontato che durante una competizione la sua selezione musicale poteva restringersi progressivamente fino a pochissimi brani, ascoltati continuamente. Arrivava persino a riavviare una canzone in punti precisi del percorso verso la vasca. Un approccio e una disciplina che ricorda il rituale che precede le gare dei tuffi. Più che una semplice playlist motivazionale, la musica diventava quindi parte di una sequenza pre-gara ripetuta e controllata.
Perché Phelps ascoltava musica prima delle gare?
Le cuffie hanno accompagnato Phelps praticamente per tutta la carriera. Le utilizzava già da giovanissimo e continuarono a essere una presenza costante fino alle ultime Olimpiadi di Rio 2016. Servivano innanzitutto a rilassarsi e a entrare nel proprio mondo, come spiegò lo stesso nuotatore parlando delle proprie abitudini prima delle gare.
La funzione era però anche quella di eliminare gli stimoli esterni. Una piscina olimpica pochi minuti prima di una finale è un ambiente pieno di rumori: pubblico, annunci, telecamere, allenatori e soprattutto gli altri finalisti. Nella ready room Phelps non voleva parlare con gli avversari e preferiva concentrarsi sulla musica e sulle parole dei brani che stava ascoltando.
Il rituale si inseriva inoltre in una preparazione estremamente precisa. Stretching, riscaldamento, ingresso sul piano vasca e ultimi movimenti seguivano una sequenza conosciuta. Le cuffie rimanevano indosso praticamente fino al momento di togliere la tuta e prepararsi alla partenza.
Una playlist che diventava sempre più corta
Uno degli aspetti più curiosi riguarda proprio il modo in cui Phelps costruiva la sua playlist. Durante le grandi manifestazioni non aggiungeva continuamente nuovi brani, ma faceva esattamente il contrario: individuava quelli che gli trasmettevano le sensazioni migliori e progressivamente restringeva la selezione. Alla fine potevano rimanere soltanto poche canzoni, ascoltate ripetutamente.
È un dettaglio che aiuta a comprendere meglio il ruolo della musica. Phelps non cercava ogni giorno una nuova canzone capace di motivarlo, ma soprattutto familiarità e ripetizione. Una volta individuata la sequenza giusta, cercava di riprodurla. Ha raccontato che poteva far ripartire una canzone scendendo dall’autobus e ricominciare nuovamente il brano una volta arrivato sul bordo piscina, in modo da sincronizzare l’ascolto con le diverse fasi della preparazione.
In questo senso la musica diventava quasi un cronometro mentale. Il brano era conosciuto, così come lo erano il percorso verso la piscina e i gesti che precedevano la gara. L’unica cosa che cambiava era ciò che sarebbe accaduto una volta entrato in acqua.
Eminem e Till I Collapse, la canzone simbolo
Se esiste un artista che può essere considerato la colonna sonora della carriera di Phelps, è Eminem. Il rapper di Detroit compare negli ascolti del nuotatore fin dai primi anni Duemila e lo accompagna anche nei momenti più importanti della carriera.
Alle Olimpiadi di Atene 2004, quando Phelps aveva appena 19 anni, uno dei brani utilizzati nella preparazione era Till I Collapse. È una canzone che sarebbe rimasta legata al suo rituale anche negli anni successivi e che Phelps ha continuato a ricordare parlando della musica utilizzata per entrare nello stato mentale necessario alla competizione.
La presenza di Eminem attraversa quindi fasi completamente differenti della carriera: dal Phelps adolescente che si presentava ad Atene con enormi aspettative al campione già affermato delle Olimpiadi successive. A Rio 2016 raccontò di essere tornato ad ascoltare anche l’Eminem dei primi anni Duemila prima delle gare. Più che una semplice preferenza musicale, alcuni brani sembrano essere diventati parte di un ambiente familiare che il nuotatore riusciva a ricreare anche a distanza di anni.
Da Lil Wayne a Young Jeezy: soprattutto rap nelle cuffie
Il rap è stato il genere dominante per buona parte della carriera di Phelps. Oltre a Eminem, tra gli artisti da lui citati o documentati durante la preparazione compaiono Lil Wayne, Young Jeezy, Jay-Z, Outkast, Dr. Dre e Notorious B.I.G.
Nel periodo delle Olimpiadi di Pechino 2008, ad esempio, Phelps indicò I’m Me di Lil Wayne tra le proprie scelte musicali. Non è un momento qualsiasi della sua carriera: a Pechino disputò otto gare e conquistò otto medaglie d’oro, stabilendo uno dei record più celebri della storia olimpica.
Negli anni sono stati associati alla sua preparazione anche Right Above It di Lil Wayne e Go Getta di Young Jeezy. La playlist non era quindi immutabile, ma il rap rimase a lungo il punto di riferimento principale, con brani dal ritmo e dai testi particolarmente adatti a costruire quella sensazione di isolamento e concentrazione che Phelps cercava prima della partenza.
A Rio cambia il suono: arriva la musica elettronica
Quando Phelps arriva alle Olimpiadi di Rio 2016 ha 31 anni, sedici in più rispetto alla sua prima partecipazione olimpica. Anche la musica utilizzata nella preparazione si è evoluta. Accanto al rap compare con maggiore frequenza l’elettronica, scelta soprattutto quando cercava un livello superiore di attivazione prima di entrare in acqua.
Tra i brani documentati in quel periodo troviamo Promises dei Nero nella versione remix di Skrillex. Prima della staffetta 4×100 mista, l’ultima gara olimpica della sua carriera, Phelps scelse invece No Beef di Afrojack e Steve Aoki.
È probabilmente il brano più simbolico dopo Till I Collapse, ma per una ragione completamente diversa. Quella staffetta rappresentò l’ultima volta in cui Phelps compì il suo rituale olimpico fatto di cuffie, musica, isolamento e ingresso in piscina. Gli Stati Uniti vinsero e Phelps conquistò la 23ª medaglia d’oro olimpica della carriera.
Dodici anni separano Till I Collapse ad Atene da No Beef a Rio. Cambiano la musica e il Phelps che la ascolta, ma rimane praticamente identico il gesto con cui si prepara a gareggiare.
Cosa c'era davvero nelle cuffie di Michael Phelps?
Non esiste una singola playlist ufficiale utilizzata da Phelps per tutta la carriera. Online se ne trovano numerose, ma molte sono state realizzate successivamente da fan o altri utenti. Incrociando invece le dichiarazioni del nuotatore e le cronache delle diverse Olimpiadi è possibile individuare alcuni brani effettivamente collegati alla sua preparazione.
| Brano | Artista | Periodo o utilizzo |
|---|---|---|
| Till I Collapse | Eminem | Atene 2004 e rituale pre-gara |
| I’m Me | Lil Wayne | periodo Pechino 2008 |
| Right Above It | Lil Wayne feat. Drake | preparazione pre-gara |
| Go Getta | Young Jeezy feat. R. Kelly | preparazione pre-gara |
| Promises – Skrillex & Nero Remix | Nero | Rio 2016 |
| No Beef | Afrojack & Steve Aoki | ultima gara olimpica, Rio 2016 |
Più che cercare una Top 10 definitiva, è interessante osservare come questa selezione sia cambiata insieme all’atleta. Il diciannovenne di Atene aveva esigenze e gusti differenti dal trentunenne di Rio, ma in entrambi i casi la musica svolgeva la stessa funzione: creare una zona personale nella quale prepararsi alla gara.
Il momento più importante era quando Phelps toglieva le cuffie
C’è infine un particolare che rende il rituale ancora più interessante. Per quanto fosse precisa la preparazione musicale, arrivava inevitabilmente il momento in cui Phelps doveva togliere le cuffie. La musica non lo accompagnava durante la prestazione: serviva a portarlo fino al blocco di partenza nelle condizioni mentali che cercava.
Fino a quel momento poteva controllare quasi tutto: scegliere il brano, decidere quando farlo ripartire, isolarsi dagli altri nuotatori e ripetere una sequenza sperimentata centinaia di volte. Tolte le cuffie rimanevano il rumore della piscina, il segnale della partenza e pochi centesimi di secondo per reagire.
È probabilmente questa la chiave per comprendere una delle immagini più riconoscibili della sua carriera. Dietro quelle cuffie non c’era semplicemente una playlist per caricarsi, ma uno spazio controllato nel quale Phelps poteva ridurre progressivamente tutto ciò che separava l’allenamento dalla competizione. In uno sport nel quale anni di preparazione possono essere decisi da pochi centesimi, anche una canzone fatta ripartire nel momento giusto poteva diventare parte del rituale.