Wembley, 61 partite, 123 gol: tutti i numeri e i record della prima Italia di Mancini

Roberto Mancini torna sulla panchina della Nazionale a distanza di tre anni dalle dimissioni dell’agosto 2023. Un ritorno che inevitabilmente riporta alla memoria Wembley, ma anche la mancata qualificazione al Mondiale in Qatar. Due estremi di un ciclo lungo 61 partite che, numeri alla mano, sembra quasi diviso in due.

Roberto Mancini e il suo staff

Vitalii Vitleo / Shutterstock.com

Mancini e l'Italia, da dove eravamo rimasti

Quando Roberto Mancini diventa commissario tecnico nel maggio 2018, l’Italia arriva da uno dei momenti più difficili della propria storia. Gli Azzurri non hanno partecipato al Mondiale in Russia e sono scivolati fino al 20° posto del Ranking FIFA. Cinque anni più tardi il bilancio racconta 61 partite, 37 vittorie, 15 pareggi e 9 sconfitte, con 126 punti conquistati. L‘Italia segna 123 gol e ne subisce 45, mantenendo la porta inviolata in 30 occasioni.

Numeri importanti anche nel confronto storico: il 60,6% di vittorie ottenuto da Mancini è inferiore, tra i CT con un numero significativo di partite, soltanto alle percentuali di Vittorio Pozzo e Arrigo Sacchi. Il percorso non è però lineare. C’è un’Italia prima di Wembley e un’altra dopo la vittoria dell’Europeo.

Prima di Wembley: 2,38 punti a partita

È probabilmente il numero che racconta meglio la prima parte dell’esperienza di Mancini. Fino alla finale di Euro 2020 l’Italia viaggia a 2,38 punti di media per partita. Una velocità impressionante, accompagnata da una serie di record. Nelle qualificazioni all’Europeo gli Azzurri vincono tutte le dieci partite del girone. È la prima volta che un commissario tecnico della Nazionale chiude con il 100% dei successi un girone di qualificazione a Europei o Mondiali.

Poi arriva la striscia di imbattibilità. Tra il 2018 e il 2021 l’Italia mette insieme 37 partite consecutive senza perdere, con 27 vittorie e 10 pareggi. Un primato che supera le precedenti serie di Brasile e Spagna e che è stato superato di nuovo dagli iberici. Nello stesso periodo gli Azzurri stabiliscono altri due record: 13 vittorie consecutive e 1.168 minuti senza subire gol. Non sono soltanto numeri. La trasformazione riguarda anche il modo di giocare.

Mancini costruisce un’Italia più orientata al possesso, affidandosi alla qualità di Jorginho, Verratti e Barella a centrocampo e alla capacità degli esterni di creare superiorità. Bonucci e Chiellini garantiscono esperienza in difesa, mentre davanti il CT alterna diverse soluzioni senza dipendere da un unico grande realizzatore.

Euro 2020, il punto più alto

Il risultato di quella crescita arriva nell’estate del 2021. L’Italia supera il girone dell’Europeo con tre vittorie contro Turchia, Svizzera e Galles, sette gol segnati e nessuno subito. Agli ottavi elimina l’Austria dopo i supplementari, quindi supera Belgio e Spagna prima della finale contro l’Inghilterra.

L’11 luglio 2021 Wembley è quasi interamente inglese, ma al termine dei rigori festeggia l’Italia. È il secondo Europeo della storia azzurra e il primo dal 1968. Il successo, però, rappresenta anche uno spartiacque. Perché dopo quella notte i numeri della Nazionale cambiano sensibilmente.

Dopo Wembley la media scende a 1,50 punti

La differenza è netta: dai 2,38 punti a partita prima della vittoria dell’Europeo si passa a 1,50 nel periodo successivo. L’Italia continua a ottenere risultati di rilievo e chiuderà al terzo posto due edizioni della Nations League, ma perde la continuità dei primi anni. Il problema emerge immediatamente nelle qualificazioni al Mondiale 2022. I pareggi contro Bulgaria e Svizzera complicano il girone, mentre lo 0-0 di Belfast contro l’Irlanda del Nord obbliga gli Azzurri a passare dai playoff. Il resto è una delle pagine più amare della storia recente della Nazionale.

A Palermo l’Italia domina territorialmente contro la Macedonia del Nord, ma non trova il gol. Al 92′ Aleksandar Trajkovski segna lo 0-1 che elimina gli Azzurri. A meno di nove mesi dalla vittoria di Wembley, i campioni d’Europa restano fuori dal Mondiale.

123 gol, ma nessun vero bomber

Tra i numeri del primo ciclo Mancini ce n’è uno particolarmente curioso. L’Italia realizza 123 reti con 37 marcatori differenti, ma nessun giocatore arriva in doppia cifra. Il miglior realizzatore è Ciro Immobile con 9 gol. Il dato fotografa contemporaneamente un pregio e un limite di quella Nazionale e si spera che la convocazione in Nazionale dei fratelli Esposito di Kean e Scamacca possa cambiare qualcosa. Nella fase migliore l’Italia riesce a distribuire la produzione offensiva tra molti giocatori. Centrocampisti, esterni e difensori contribuiscono al tabellino e l’assenza di un goleador dominante non rappresenta un problema.

Quando il rendimento collettivo cala, però, la mancanza di un attaccante capace di risolvere le partite più complicate diventa più evidente. Non è casuale che proprio la difficoltà nel trasformare il possesso in gol diventi uno dei problemi principali nelle qualificazioni al Mondiale.

Mancini ha fatto esordire 57 giocatori

Il primo ciclo di Mancini non può essere giudicato soltanto attraverso vittorie e sconfitte. In cinque anni il commissario tecnico convoca 105 calciatori, ne utilizza 91 e fa esordire 57 giocatori. Donnarumma è il più impiegato con 49 presenze. Tra gli esordienti figurano giocatori destinati a diventare importanti per la Nazionale come Barella, Di Lorenzo, Bastoni, Locatelli, Tonali, Raspadori, Frattesi, Dimarco e Scalvini. La voglia di trovare nuovi talenti è rimasta tale con 9 volti nuovi convocati per la Nations League. Mancini non si limita quindi a vincere l’Europeo: prova ad allargare profondamente la base della Nazionale, arrivando in alcuni casi a convocare calciatori con pochissima esperienza in Serie A.

Mancini-Italia, i numeri del primo ciclo

Il bilancio finale resta particolare proprio perché mette insieme risultati quasi opposti. 61 partite, 37 vittorie, 15 pareggi e 9 sconfitte. 123 gol segnati e 45 subiti. Un Europeo vinto, due terzi posti in Nations League, 37 partite consecutive senza sconfitte e una qualificazione al Mondiale mancata.

A questi numeri di Mancini in azzurro se ne aggiunge uno che sintetizza meglio degli altri l’andamento dei cinque anni: 2,38 punti di media fino a Wembley, 1,50 dopo la finale dell’Europeo. Il primo Mancini era riuscito a prendere una Nazionale reduce dall’eliminazione contro la Svezia e trasformarla, nell’arco di tre anni, nella squadra campione d’Europa.

Il compito che lo aspetta adesso parte inevitabilmente da quel precedente. Ma anche dalla seconda metà della sua esperienza, quella che dimostra quanto velocemente possano cambiare gli equilibri di una Nazionale.

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