Daniele De Rossi nello staff dell'Italia campione a Euro 2020
Il 26 aprile, battendo all’Anco Marzio il Termoli per 1-0, l’Ostiamare vince il girone F della Serie D e conquista la matematica promozione in Serie C, con un turno di anticipo, tornando così fra i professionisti a 35 anni dall’ultima esperienza. Esultano tutti nella frazione litoranea del Comune di Roma, ma il volto dell’impresa è quello di Daniele De Rossi, quasi in lacrime in diretta tv quando commenta la notizia. In quel momento De Rossi non è solo l’allenatore del Genoa, ma anche presidente proprio dell’Ostiamare.
“Bellissimo. Ostia se lo merita. Non vedo l’ora di tornare dagli altri miei ragazzi”. Queste le parole del presidente biancoviola, anche se potrebbe suonare un po’ strano per molti associare De Rossi a questo ruolo. Poche battute prima della fuga dalle telecamere, come a voler nascondere le lacrime che “Capitan Futuro” — soprannome guadagnato sul prato dello stadio Olimpico giocando al fianco di Francesco Totti — in fondo potrebbe ostentare con orgoglio. La passione è quella dei presidenti di una volta, anni ’80-’90, disposti a metterci molto anche a livello finanziario.
Ostiamare in Serie C: un percorso pieno di difficoltà
Va infatti detto che l’Ostiamare avrebbe meritato da tempo la Serie C. Ad esempio nel 2020, quando, al congelamento delle classifiche per l’emergenza Covid, la squadra risulta essere la migliore seconda in Italia e viene ripescata in Lega Pro. La società decide però di rinunciare alla partecipazione nel calcio professionistico per mancanza di un campo di gioco adeguato. L’Anco Marzio viene riqualificato e vengono costruiti nuovi campi da gioco per sviluppare la crescita dei ragazzi del settore giovanile. Daniele De Rossi – che nel 2020 era nello staff di Roberto Mancini e della Nazionale che a breve si sarebbe laureata campione d’Europa – dal 2025 è tra i finanziatori e il presidente di questa rinascita, senza nulla togliere a David D’Antoni, tecnico dell’Ostiamare, con tre presenze da centrocampista con la maglia del Genoa.
Le origini e i sogni di un bambino
“Ostia nun fa’ la stupida stasera”. Cantava così Massimo Boldi, tifoso milanista che in Fratelli d’Italia si ritrova — costretto dai molesti ultras Angelo Bernabucci e Maurizio Mattioli — suo malgrado a parafrasare la celebre colonna sonora del Rugantino, scritta da Armando Trovajoli. Il film di Neri Parenti uscì nel 1989, quando il calcio capitolino era praticamente solo Roma e Lazio, mentre l’Ostiamare militava nel Campionato Interregionale. Ai tempi Daniele De Rossi era un bambino che sognava di stoppare la palla — fallendo, fallendo ancora e poi riuscendoci — proprio come suo padre Alberto, giocatore delle giovanili della Roma, prima di diventare allenatore della squadra Primavera.
La crescita e il ritorno alle radici
Serve un salto temporale fino al 1997 per intravedere il vero talento di Daniele De Rossi, che all’Ostiamare fa un po’ il terzino e un po’ l’attaccante, affinando tecnica e resistenza, qualità che lo hanno portato a diventare capitano della Roma, campione del mondo nel 2006 con l’Italia, eroe dei due mondi per la sua esperienza al Boca Juniors, ma restando sempre quel ragazzo che si emoziona solo pensando all’aria di Ostia. De Rossi forgia i suoi polpacci in una squadra che non se la passa bene, tra problemi economici e partite di Promozione ed Eccellenza.
Nei primi anni 2000, dunque, De Rossi e l’Ostiamare sono come due rette che non si incontrano mai. Il primo cresce fino a diventare uno dei più forti centrocampisti al mondo e un allenatore stimato; il club, invece, non riesce a fare il salto di qualità. Il 24 gennaio 2025 le strade si uniscono di nuovo, con nuove sfide all’orizzonte (come quelle dell’impianto sportivo, che forse richiede ulteriori miglioramenti per essere adeguato alla Serie C). Ostacoli da superare con la passione: con De Rossi leader, queste sfide non fanno mai paura.