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Inter, il Bodo/Glimt passa anche a San Siro e spegne i sogni Champions

L’Inter perde anche il ritorno contro il Bodo/Glimt e viene eliminata dalla Champions League. A San Siro i nerazzurri dominano a tratti ma pagano errori, poca lucidità e un avversario più brillante. Le parole di Chivu e le incognite di una stagione che ora passa tutta dal campionato.

Non c’è stata rimonta, e forse nemmeno l’illusione che potesse davvero esserci. L’Inter saluta la Champions League nel modo più amaro possibile, perdendo anche la gara di ritorno contro il Bodo/Glimt e confermando che la sconfitta dell’andata in Norvegia non era stata soltanto un incidente di percorso. A San Siro, davanti a un pubblico che sperava almeno in una reazione d’orgoglio, finisce 2-1 per i norvegesi: troppo poco, troppo tardi, troppo fragile.

Il risultato certifica l’eliminazione dai playoff di Champions League e lascia in eredità molte domande, soprattutto sul reale spessore europeo di una squadra che in campionato continua a correre, ma che fuori dai confini nazionali sembra smarrirsi alla prima difficoltà.

Un copione già visto: possesso sterile ed errori fatali

L’approccio, almeno nei numeri, è quello atteso. L’Inter prende campo, alza il baricentro e prova a schiacciare il Bodo nella propria metà campo. I nerazzurri collezionano corner, cross e qualche occasione su palla inattiva, ma senza mai trovare il guizzo giusto. Il primo tempo scorre così, tra una pressione continua e una sensazione di pericolo che, però, non si trasforma mai in gol.

Il problema, ancora una volta, è la mancanza di lucidità negli ultimi sedici metri. Le occasioni arrivano, ma vengono sprecate o neutralizzate da una difesa norvegese ordinata, compatta e sorprendentemente tranquilla. Il Bodo, dal canto suo, non rinuncia a ripartire e manda un messaggio chiaro: non è venuto a Milano solo per difendersi.

Nella ripresa, l’episodio che cambia tutto arriva presto ed è emblematico della serata interista. Un errore in uscita regala palla agli ospiti e spalanca la strada al vantaggio firmato da Hauge, bravo a farsi trovare al posto giusto dopo la prima respinta di Sommer. È il colpo che spezza definitivamente l’equilibrio emotivo della gara.

Il colpo del ko e un addio senza assalto finale

L’Inter prova a reagire, più con nervosismo che con ordine. I cambi di Chivu aumentano il peso offensivo, ma non la qualità della manovra. Anzi, mentre i nerazzurri si allungano, il Bodo trova spazi sempre più invitanti. Su una ripartenza gestita con freddezza, Evjen firma il raddoppio che chiude virtualmente il discorso qualificazione.

Il gol di Bastoni, arrivato pochi minuti dopo, è più un sussulto d’orgoglio che un vero segnale di rimonta. San Siro prova a spingere, ma l’Inter non dà mai l’impressione di poter davvero ribaltare la partita. Il finale scivola via senza assedio, senza furia, quasi con rassegnazione.

A fine gara, anche Cristian Chivu ammette la superiorità degli avversari: più energia, più brillantezza, più capacità di sfruttare gli errori altrui. Parole oneste, che però non cancellano l’amarezza per un’eliminazione arrivata contro un avversario inferiore sulla carta, ma nettamente più pronto nella doppia sfida.

Ora all’Inter resta il campionato. Il margine in classifica è rassicurante, ma l’uscita dall’Europa che conta pesa, eccome. Voltare pagina è obbligatorio, ma le ombre viste in Champions non possono essere ignorate. Perché certe notti, anche quando finiscono presto, lasciano segni profondi.

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