C’è un silenzio assordante che avvolge lo spogliatoio azzurro, lo stesso che ormai da dodici anni accompagna i sogni infranti di una nazione intera. L’Italia di Rino Gattuso fallisce l’appuntamento con la storia e, per la terza volta consecutiva, guarderà i Mondiali dal divano. A Sarajevo va in scena l’ennesimo atto di una tragedia sportiva: la Bosnia vince ai calci di rigore dopo un 1-1 logorante, figlio di una partita giocata per oltre 80 minuti in inferiorità numerica.
Kean illude, Bastoni tradisce: il film della partita
L’avvio azzurro aveva lasciato presagire un finale diverso. Al 15′, approfittando di un pasticcio colossale del portiere Vasilj, Nicolò Barella serve con intelligenza Moise Kean: l’attaccante della Fiorentina non sbaglia e infila il pallone sotto l’incrocio. Per Kean è un record personale (8 gol nelle ultime 6 in Nazionale), ma la gioia dura poco.
La Bosnia di Barbarez reagisce con rabbia, trascinata da un intramontabile Edin Dzeko. La pressione aumenta e al 41′ arriva la svolta che cambia il destino del match: Alessandro Bastoni stende Memic lanciato a rete. Rosso diretto. Gattuso corre ai ripari togliendo Retegui per Gatti, ma l’Italia è costretta a una trincea disperata.
Nella ripresa, Kean avrebbe l’occasione per il colpo del k.o. al 60′, ma spreca dopo una cavalcata di cinquanta metri. È l’ultima vera fiammata azzurra prima dell’assedio bosniaco. Al minuto 80, il fortino crolla: Donnarumma compie un miracolo su Dzeko, ma nulla può sul tap-in vincente di Tabakovic.
Il verdetto dei rigori: cala il sipario sull'era Gattuso
I supplementari sono una prova di nervi. L’arbitro Turpin nega un possibile rigore su Palestra, scatenando le proteste azzurre, mentre Pio Esposito sfiora il gol della provvidenza di testa. Ma è la lotteria dei rigori a emettere la sentenza definitiva.
Mentre i bosniaci sono implacabili, l’Italia trema. Pio Esposito spara alto, Cristante colpisce la traversa. Il rigore decisivo di Bajraktarevic mette la parola fine: la Bosnia vola al Mondiale, l’Italia sprofonda nell’abisso più profondo della sua storia calcistica. Una rivoluzione è necessaria, l’ennesima, per un calcio che sembra aver smarrito la propria identità. Quelle rivoluzioni che esplodono quando i tifoni e il popolo hanno fame e rabbia.