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Atalanta monumentale: Dortmund travolto, la Dea scrive un’altra notte europea

Ci sono serate che nascono già leggendarie e altre che diventano tali minuto dopo minuto. Atalanta-Borussia Dortmund appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Una partita che comincia come una sfida proibitiva e finisce come un manifesto del calcio europeo della Dea: aggressivo, intenso, senza paura. Al Gewiss Stadium, l’Atalanta cancella lo 0-2 dell’andata in Germania, travolge il Borussia Dortmund 4-1 e vola agli ottavi di Champions League, firmando un’altra pagina memorabile della sua storia.

Il messaggio è chiarissimo fin dalle prime battute: l’Atalanta non vuole aspettare, non vuole calcolare, non vuole gestire. Vuole aggredire. Dopo pochi minuti la Dea è già pericolosa, spinge sugli esterni, occupa l’area con tanti uomini e costringe il Dortmund sulla difensiva.

Il gol che riapre tutto arriva presto ed è la naturale conseguenza di un avvio feroce. L’azione nasce da sinistra, il pallone attraversa l’area e trova Gianluca Scamacca, che non sbaglia da pochi passi. È l’1-0 che incendia lo stadio e fa capire agli ospiti che la serata sarà lunga.

Il Dortmund prova a respirare, ma fatica. L’Atalanta continua a spingere, crea occasioni, obbliga Gregor Kobel a interventi ripetuti. Gli ospiti si vedono solo a sprazzi, con una conclusione di Brandt ben neutralizzata da Carnesecchi. Il raddoppio arriva prima dell’intervallo ed è il premio a una pressione costante: una respinta corta, una seconda palla attaccata con fame e il destro di Zappacosta che vale il 2-0. All’intervallo il Gewiss è una bolgia, l’inerzia completamente ribaltata.

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Il colpo del ko, la paura e il rigore della liberazione

La ripresa si apre senza cambi di spartito. L’Atalanta continua a spingere, consapevole che un solo gol la separa dall’impresa. Il Dortmund ha una grande occasione per riaprire tutto, ma il palo e la poca precisione salvano la Dea in un momento chiave della partita.

Scampato il pericolo, l’Atalanta colpisce. Il 3-0 arriva da calcio piazzato, con Mario Pasalic che svetta di testa e firma il sorpasso totale nel doppio confronto. È il gol che sembra indirizzare definitivamente la qualificazione.

Ma il calcio europeo non concede mai certezze. Un’accelerazione improvvisa, una disattenzione difensiva e il Dortmund accorcia con una perla di Adeyemi: 3-1, tutto di nuovo in bilico. Gli ultimi minuti diventano una prova di nervi, con l’Atalanta che attacca e il Borussia che spera nel colpo giusto.

Il momento decisivo arriva al tramonto della partita. In area, un intervento scomposto, il VAR che richiama l’arbitro e un rigore pesantissimo. Sul dischetto va Lazar Samardzic, glaciale: destro preciso, 4-1, fine dei giochi.

L’Atalanta vola agli ottavi, il Dortmund crolla. È una notte da Dea, di quelle che restano. Una rimonta totale, una prestazione di personalità e una conferma: questa squadra, in Europa, non ha più paura di nessuno.

Supplementari fatali e rammarico finale

Nei trenta minuti aggiuntivi, però, l’inerzia cambia lentamente. La Juventus paga lo sforzo enorme e l’inferiorità numerica. L’uscita di Yildiz toglie brillantezza e imprevedibilità, mentre il Galatasaray ritrova campo e lucidità. Dopo un clamoroso errore di Zhegrova che avrebbe potuto chiudere i giochi, arrivano i colpi decisivi.

Al 106’ è Victor Osimhen a punire i bianconeri in contropiede, spegnendo gran parte delle speranze. Nel finale, con la Juve ormai stremata, Baris Yilmaz firma il gol che chiude definitivamente il discorso qualificazione. I turchi volano agli ottavi, dove affronteranno Liverpool e Tottenham, mentre i bianconeri escono tra gli applausi.

Resta il rammarico, inevitabile, per la gara d’andata: quei tre gol di scarto pesano come un macigno. Ma resta anche una prestazione che dice molto sul carattere della squadra, capace di sfiorare l’impensabile nelle condizioni più difficili.

Ora però non c’è tempo per guardarsi indietro. Domenica arriva lo scontro diretto con la Roma, decisivo per il quarto posto. La Juventus è a -4 dai giallorossi e un altro passo falso sarebbe una mazzata, in classifica e nel morale. La Champions è sfumata, ma la stagione bianconera è tutt’altro che finita.

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